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mercoledì 18 febbraio 2009


Quanta tristezza mi riempie questa giornata,eppure nonostante il vento, il sole splende sereno.

Vorrei staccare la mia anima dal mio corpo e vagare nei cieli infiniti,sono sicura che nonostante il freddo starei meglio in compagnia del vento.


Sembro fredda come una calotta di ghiaccio, ma sciolgo più svelta della carne che cuoce al fuoco;sembro un libro complesso e difficile, ma, basterebbe solo tentare di leggermi per davvero per essere più comprensibile.

Sembra quasi che in una giornata di ciel sereno una nuvola abbia scelto me come luogo di approdo delle sue acque, che nonostante il vento continua a versare su di me.

(30/01/1999)

Ishtar

Tutto quello che viviamo e abbiamo vissuto lascia delle tracce dentro di noi...

Cuanta tristeza me llena este dìa, y sin embargo no obstante el viento, el sol resplandece sereno.

Queria despegar mi alma de mi cuerpo y vagar en el cielo infinito, estoy sigura que no obstante el frìo, estaria mejor en compañìa del viento.

Parezco frìa como una capa de hielo, pero me disuelvo mas rapido que la carne cocida al fuego; parezco un libro complejo y dificil, pero bastaria solo intentar leerme de verdad para ser mas comprensible.

Parece como si en un dìa de cielo sereno una nube me ha elegido como amarre para sus aguas, que no obstante el viento sigue derramar sobre mi.

(30/01/1999)

Ishtar

Todo lo que vivimos y hemos vivido deja huellas en nosotros...

martedì 20 maggio 2008

Di Osho


E' inevitabile che il ricercatore spirituale debba soffrire lungo il sentiero?

Dipende:
di per sé la crescita non implica alcuna sofferenza; soffrire nasce
dalla tua resistenza alla crescita.
Crei sofferenza perché continui a
resistere, non ti permetti di crescere.
Hai paura di vivere la crescita
totalmente, ti accompagni a lei senza passione.

Per questo soffri, perché ti dividi, ti dissoci.
Una parte di te coopera e
una parte di te oppone resistenza, è contraria.
Questo conflitto interiore
crea in te la sofferenza.

Quindi, lascia perdere questa idea, molte persone credono che si debba soffrire per crescere. é un'assurdità bella e buona!
Se cooperi totalmente,
non c'è affatto sofferenza.
Se sei in uno stato di abbandono, invece di
soffrire sarai felice.
Ogni istante sarà un istante di beatitudine e di
benedizione.
Dunque, non scaricare la responsabilità sulla crescita.
La nostra mente è
molto astuta e ingannatrice: dà sempre la responsabilità a qualcuno, a qualcosa, non si assume mai la responsabilità in prima persona.
Tu sei la
causa della sofferenza.

Se ti è possibile, ricorda tre cose.

La prima: se vuoi crescere lascia cadere il passato, perché ogni resistenza deriva dal passato.
Continui a giudicare riferendoti al passato, ma il
passato non è più, è del tutto irrilevante, eppure continua a interferire.

Continui a giudicare in base a quello, continui a dire: "Questo è giusto e quello è sbagliato", e tutte queste idee di giusto e sbagliato, tutti questi giudizi, derivano da qualcosa che è morto.

Il tuo passato cadaverico pesa su di te al punto che ti impedisce di muoverti. Lascialo cadere completamente, e rimarrai sorpreso: la maggior parte della sofferenza scompare.

La seconda cosa da ricordare è: non crearti aspettative per il futuro.
Se ti
aspetti qualcosa, di nuovo creerai dolore, perché le cose non accadono conformandosi a te; le cose accadono in conformità col Tutto.

L'onda, una piccola onda nell'oceano, non può essere il fattore decisivo: l'oceano decide.
L'onda deve restare in uno stato di abbandono.
Se l'onda
vuole andare verso Oriente, inevitabilmente nasceranno dei problemi, e in questo caso, la sofferenza sarà inevitabile.

Se i venti non vanno verso Oriente, se l'oceano non lo vuole, cosa farà l'onda? Soffrirà.
Lo chiamerà destino, dirà che sono le circostanze, le
condizioni sociali, la struttura economica, la società capitalista, la cultura borghese, l'inconscio freudiano... ora le chiami "le sofferenze della crescita".
Ma non stai facendo altro che spostare la responsabilità.


In realtà soffri a causa delle tue aspettative. Quando non sono appagate -- e non lo saranno mai! -- ne deriva frustrazione, ne consegue il fallimento, e tu ti senti rifiutato, come se l'esistenza non si curasse di te.

Lascia cadere le aspettative per il futuro.
Rimani aperto, rimani
disponibile a qualsiasi cosa accada, ma non programmare il futuro.
Non
fabbricare nessuna idea psicologica, nessuna fissazione sul futuro, su come dovrebbero andare le cose: allora vedrai scomparire un'altra porzione rilevante di sofferenza.
Queste sono le due cause fondamentali della
sofferenza.

E la terza cosa: al "Movimento per lo Sviluppo delle Potenzialità dell'Uomo"
manca una cosa essenziale.
Esso cerca di aiutarvi a crescere, ma ancora non
è riuscito a creare in voi uno spazio meditativo.
Per cui rimane una lotta
costante, uno sforzo di volontà, ma non è rilassamento, non è riposo.

Quindi, resta da ricordare una terza cosa, e tutta la sofferenza scomparirà: crea energia meditativa, crea dentro di te uno spazio di meditazione.
Ai
metodi occidentali questo manca, ed è una cosa essenziale.

Ecco perché nella mia comune lo sforzo consiste nell'usare tutti i metodi occidentali di psicoterapia, affiancati da tutti i metodi orientali di meditazione. Forse, oggi questo è l'unico posto in tutto il mondo, in cui l'Oriente e l'Occidente si stanno veramente incontrando, e non è un incontro diplomatico come accade all'ONU.
Qui, questi due emisferi si stanno veramente fondendo,
e non politicamente, non in modo diplomatico, perché un incontro diplomatico non è un incontro, è solo una facciata, una finzione.

Qui sta accadendo un incontro d'amore: l'Occidente e l'Oriente, per la prima volta, vivono una storia d'amore.

L'Occidente ha sviluppato tecniche molto importanti: la Gestalt, l'Encounter, la Primal, la Bioenergetica, e molte altre. E anche l'Oriente ha sviluppato molti metodi: Zazen, Vipassana, la danza Sufi, lo Yoga, il Tantra.
Il loro approccio è diverso, così diverso che entrambi rappresentano
solo una metà del Tutto, per cui a entrambi manca qualcosa.

I metodi orientali sono in grado di creare uno spazio meditativo, ma ti rendono introverso al punto che inizi a fuggire dalla vita; in passato tutti i metodi orientali si sono dimostrati essere un'evasione dalla realtà.
Si
arriva a desiderare di ritirarsi in un monastero, vuoi andare sull'Himalaya, vuoi andare in una caverna chissà dove, e vivere da solo. Questi metodi ti insegnano come stare da solo, felicemente solo: ma a questo punto, qualcosa viene a mancare.

La vita è anche relazione, la vita è anche stare insieme, la vita è anche comunione. é bellissimo essere beati in solitudine, ma questa è solo metà della storia: dovreste essere beati anche quando siete insieme a qualcuno.
E quando siete beati con qualcuno, la beatitudine raggiunge una vetta ancor più alta.
In solitudine sei come un suonatore di flauto, un solista; quando
sei beato in un rapporto, la musica assomiglia a un'orchestra.

L'Occidente ha creato metodi che vi danno un impulso maggiore verso l'essere estroversi.
Vi forniscono sistemi, tecniche per imparare a essere in
relazione, per stare bene nei rapporti con gli altri.
Sono metodi d'amore,
ma manca loro qualcosa.

Arrivi ad apprezzare le relazioni, ma ogni volta che sei solo... e, essenzialmente, tu sei solo.
Sei nato solo e morirai solo; nel centro più
profondo del tuo essere, sei sempre solo.
Per cui, in superficie sei felice,
ma in profondità persiste una sottile corrente di infelicità.
Non sei in
grado di incontrare te stesso, non riesci a stare di fronte a te stesso, non riesci a vederti.

L'Occidente ha fallito perché ha sviluppato solo l'estroversione; l'Oriente ha fallito perché ha sviluppato solo l'introversione. E l'uomo non è né estroverso né introverso.

Vorrei che venisse scritto a caratteri cubitali che la tipologia ideata da Carl Gustav Jung è assolutamente sbagliata.

L'uomo non può essere diviso così facilmente in categorie -- non si può dire che qualcuno sia un introverso e qualcuno un estroverso -- perché l'uomo è una totalità, un essere integro.
Possiede una sfera interiore e una sfera
esteriore, ed entrambe devono essere nutrite, entrambe devono essere appagate.

Quindi, se ti limiti a seguire i metodi occidentali soffrirai molto, perché attraverso di essi non sarai in grado di creare uno spazio meditativo.
Se
segui solo i metodi orientali, potrai creare uno spazio meditativo, ma diventerai assolutamente inutile nel mondo e ti mancherà l'arricchimento che deriva dalla comunione con altri esseri umani.

Qui io mi sforzo di creare la prima sintesi tra estroversione e introversione, e di aiutare l'uomo perché diventi abile in entrambe, simultaneamente.
In questo modo, l'essere umano potrà spostarsi con facilità
dall'estroversione all'introversione, e dall'introversione all'estroversione, non è necessario dividere l'uomo in categorie stagne.

L'uomo può diventare pura fluidità. é tanto semplice quanto l'uscire di casa.
Quando esci di casa, non pensi di
diventare un estroverso.
Quando in casa senti che l'aria si è raffreddata e
all'esterno non ci sono nuvole e il sole può scaldarti, esci: non ci pensi su due volte.
Non decidi: "Adesso voglio essere un estroverso".

Viceversa, se il sole scotta troppo e la calura ti soffoca, non prendi una
decisione ferrea: "Devo rientrare. Ora voglio essere un introverso".
Niente
affatto! Quando il sole è troppo caldo, non fai altro che entrare in casa, e quando all'interno è troppo freddo, esci.
Uscire di casa oppure entrare in
casa non è affatto un problema, perché tu non sei legato né all'interno né all'esterno.

Il mio sforzo qui è aiutarvi a essere liberi sia all'interno che all'esterno, perché voi non siete né la sfera interiore né quella esteriore, siete qualcosa che trascende entrambe.

La sfera interiore e la sfera esteriore non sono altro che parti della vostra personalità; è la casa in cui vivete ad avere un interno e un esterno.
Ma la vostra consapevolezza non ha alcun "interno" né alcun
"esterno".

Dunque, ricorda queste tre cose: lascia perdere il passato, lascia perdere le aspettative sul futuro, e crea una sintesi tra introversione ed estroversione. E tutte le sofferenze scompariranno.

No, il ricercatore spirituale non deve necessariamente soffrire, lungo il sentiero. Soffri perché non sei consapevole delle tue responsabilità. Non soffri a causa della tua crescita.
Soffri perché non sei cosciente delle tue
resistenze, del tuo orientamento al passato, delle tue aspettative verso il futuro, e non sei consapevole del fatto che in te manca uno spazio meditativo.

(Tratto da: "The Book of the Books", 12 aprile 1980)

PS: ho deciso per la prima volta di pubblicare qualcosa che non ho scritto io, piccolo strappo di regola, perchè alcune di queste cose descritte io le facevo anche prima che un amico mi mandasse questo estrapolato di testo, spero possa servire ad altri così me è servito a rafforzare alcune cose in me.

sabato 26 aprile 2008

Non solo dolcezza



Ricordo ancora il luogo in cui scrissi la mia prima poesia, era il 1993 avevo 13 e stavo sul mio banco in fondo all'aula sulla sinistra della stanza, sfogliavo le pagine del mio diario e da li mi vennero in mente i versi, grazie a Maria che sto conoscendo dal suo blog Carte Sparse che mi hanno gentilmente segnalato, ho scoperto di aver scritto un haiku.

Da li iniziai a scrivere ciò che mi colpiva in generale o avevo dentro, ma che difficilmente avrei detto.

L'altra poesia più significativa, anche perchè forse è l'unica che parla veramente di me la scissi a 19 anni durante un ora buca sul banco della 5° ragioneria, il testo è qui.

Un aneddoto collegato a questa poesia è che la usai come asso nella manica per l'esame orale, non solo avevo una media bassa per la prima volta non brillavo in tutte le materie, come del resto quasi tutta la classe, il commissario era esterno, io mi presentai senza aver pronto nulla solo in questa materia, e per uscirne in bellezza chiesi di poter recitare questa poesia scritta da me.
Dopo un iniziale sghignazzare dei miei compagni alle spalle e uno sbigottimento generale degli insegnanti, alla fine ci fu un applauso generale!
Il voto della prova orale fu il massimo che era possibile dare!

Vi farò conoscere di volta in volta le poesie della mia adolescenza come sto già facendo titolando il post poesie dal passato, ma anche dai temi e dallo stile penso si noti che l'età era differente!

In fine dedicai una poesia all'argilla, durante il corso regionale per ceramiste artigianali, il titolo è
Una passione un'arte...l'ARGILLA

Da questi versi traspare un lato del mio carattere ma non sono solo così, ne con tutti, infatti se cliccate qui vedrete anche un altro completamente differente!

Arrivai a conoscere una vicenda, la terribile morte di un ragazzo che si chiama Federico Aldrovandi cliccandoci leggerete le righe di sfogo che questa vicenda mi ha scatenato e il perchè.

Questo ovviamente ha riaperto delle ferite fresche sfociate in uno sfogo personale intitolato Il giorno dopo.

Tramite la vicenda di Federico ne ho conosciuta un'altra e anche altre, da lì l'inizio di un amicizia a tempo record con una donna speciale che è stata la maggiore ispiratrice anche se non l'unica al quale ho dedicato questi versi che ho intitolato Dolore di madre, pur non avendo io figli.

Ho cercato anche di capire come mi arrivasse l'ispirazione per scrivere e l'ho sintetizzato in un'altra poesia che ho per l'appunto intitolato Che cosa è la poesia?


martedì 8 aprile 2008

Non aprite quella porta, vi prego!!!


La porta a cui mi riferisco è quella della mia stanza, perchè?
Ma perchè anche se la mia camera è l'ultima, alla fine della casa, da me passano tutti!

E' inevitabile, sarà perchè io ci sto spesso, sarà perchè tutti la vedono come un confessionale, ma nonostante le mie continue raccomandazioni, chiunque venga a casa mia non può non passare dalla mia stanza!

Ma dimmi tu, nemmeno fosse un luogo di culto in cui pellegrinare! :-)

Iniziamo con mia madre, quando non deve fare le sue sfuriate o lamentele per il piccolo, per il quale la spedisco al mittente, indovinate perchè fa venire le persone per di qua:
ma ovvio per vantarsi dei lavori in ceramica della figlia!

Questa cosa è parecchio seccante, primo perchè se ho voglia, sono io a mostrare a chi mi pare quello che ogni tanto mi diletto a fare, poi perchè detesto che si invada il mio spazio!

Il grande, dei maschi intendiamoci, arrivano gli amici e lui che fa, un salto da me, per fortuna che in questo caso solo se c'è il mio lui, che da burlone e compagnone attira di suo le simpatie delle persone!

Il piccolo, ma è ovvio, per le sue confessioni, sfoghi, racconti della giornata, del resto è il rapporto che ho impostato con lui, per cui non mi lamento anche se prima...

Si, prima lavorava con la grande, immaginate hanno 20 anni di differenza esatta perchè nati lo stesso giorno, e incurante dell'orario in cui rientrava, tipo le 4/5 del mattino, puntualmente mi svegliava e mi raccontava tutto!
Anche quando rientrava dalla discoteva non era da meno, ma per fortuna ha capito che si può aspettare a raccontare ad un orario più decente!

Morale della favola mi dovrò inventare qualcosa per rendere meno attraente aprire la porta della mia stanza perchè trovarla chiusa a chiave non scoraggia!

Mi viene ora in mente un film che qui non hanno ancora trasmesso al cinema, e ne ho visto solo il trailer, Caos Calmo, infatti è come se la mia camera fosse come quella panchina...

Ecco perchè adoro la solitudine!

E per chi clissa sul titolo...

martedì 29 gennaio 2008

Un assaggio dalla mia autobiografia, per i più curiosi!



Questo è un assaggio della mia autobiografia:


...In più come se non bastasse ero instancabile e non esisteva per me dormire dopo pranzo, l’unico modo per placare la mia esuberanza era mettere alla radio la stazione che trasmetteva solo il genere musicale del momento: liscio, allora prendevo le scarpe di mia mamma con i tacchi rigorosamente, li adoravo già dall’ora, alcuni scampoli di stoffa che con spillini e annodamenti vari facevo diventare i miei abiti da ballo, iniziavo così a ballare per tutta la casa da sola immaginando di avere un cavaliere al mio fianco, e per concludere in bellezza, facevo il mio defilè, ad ogni cambio d’abito, nella stanza dei miei, che negli armadi avevano degli specchi enormi!

E’ comprensibile che mi chiamassero “Pippi calze lunghe” e “Gian burrasca”!

AH…un altro particolare che dimenticavo di raccontarvi è che rispondevo ai vicini di casa per difendere imiei genitori, non sopportavo come si facessero trattare e quindi ci pensavo io, ad esempio non era strano sentirmi dire: non si permetta di trattare così il mio papà…

Ma non è tutto, avevo la lingua tanto lunga che per litigare io davo botta e risposta come se nulla fosse mentre le mie antagoniste venivano consigliate dalle mamme!

Che caratterino!


...Poi iniziai ad andare alla scuola elementare che era molto vicino a casa mia, cosi volli andare da sola, anche perché mia madre andava a lavoro troppo presto e non volevo andare con mio padre. Lui mi accompagnava già all’asilo che era lontano perché, da quello precedente, che stava vicino alla scuola dove lavorava mia madre, mi annoiavo così tanto, che appena vedevo le suore distratte, scavalcavo il muretto di cinta e scappavo per andare dalla mia mamma.

Pensate che aspettavo che passasse il carrellino con gli zainetti, dopo di chè mi avvicinavo al muretto dicinta, che aveva i mattoncini messi tali che i miei piedini stavano benissimo in quei bucchetti, facevo finta di annusare i fiori fino a quando ero sicura di poter scappare senza che le suore se ne accorgessero!

Questo scherzetto lo feci talmente tante volte che mi dovettero cambiare asilo!

In questo anno ricordo che i miei mi regalarono la cameretta: la ricordo ancora, color legno naturale, era composta oltre da lettino singolo, da una scrivania accessoriata di libreria al fianco al quale si ergeva un armadio a due ante.

Vi starete chiedendo come mai io racconti un fatto così banale ma aspettate un attimo e capirete che così non è.

Infatti, dovete sapere che ero proprio una bambina spericolata, pensate che spesso salivo nella scrivania tramite la sedia, usavo la libreria come una scaletta per accomodarmi sopra l’armadio.

Lo scopo principale era quello di sfuggire ai rimproveri di mia madre, che ovviamente ci mise un po’ ascoprire questo nascondiglio. Ma non bastava!

Come ogni adulto, anche i miei genitori erano soliti mettere nei posti più alti le cose che non volevano chei bambini non toccassero, ma secondo voi io mi lasciavo scoraggiare?

Niente affatto! Ebbene ero solita arrampicarmi spesso e volentieri anche nella credenza con immensa preoccupazione e ansia dei miei!

Per non parlare di quando si andava a fare la spesa, avete presente il passaggio nel quale si fanno scorrere i carrelli, bé io mi dondolavo e appendevo come una scimmia da circo e pensate che i rimproveri dei commessi mi placassero? Niente affatto! Testarda come ero!


Ah... notate nello sfondo della foto, ci sono i mattoncini, quelli che scavalcavo per scappare da quell'asilo e andare dalla mia mamma!

A questo punto mi pare appropriato il video di
Pippi calzelunghe!
Ma non ci sta male neppure la canzone che più adoravo da piccola: The final countdown

Certo che oggi come minimo mi avrebbero imbottito di psicofarmaci!

venerdì 25 gennaio 2008

Un'altra cosa fatta!

Ho da poco terminato la mia autobiografia, eppure non sono soddisfatta, ho cercato di approfondire alcuni argomenti, ma manca ancora qualcosa, o forse continua ad essere più interessante la prefazione!
Non so, forse dovrebbe essere vista da un occhio attento e meno sbadato e coinvolto di me, che magari legge tanto e quindi può fare delle critiche interessanti, si, mi toccherà farla leggere alla mia amica, che di sicuro sarà molto schietta come mi aspetto!
Del resto è lei che mi invoglia per così dire a scrivere, ma detto tra noi io mi stanco e mi stufo di tutto alla velocità supersonica, non sono fatta per scrivere libri, è più divertente comporre una poesia perchè è più immediata, e poi è così noioso dover rileggere tutto, dato che sono abituata a fare tutto da me e difficilmente permetterei che qualcuno lo facesse per me, dovrei proprio stimare tanto una persona e potermi fidare!
Certo 7.792 parole, così mi segna il documento, non sono poche da inviare via mail anche se ne ho una giga, ma è lenta, comunque sicuramente faccio prima così.
Ma forse semplicemente dovrei scrivere un seguito in cui approfondire di volta in volta il rapporto con le diverse persone che hanno contato nella mia vita.
Che dire ora gliela mando e poi attendo trepidante le critiche, quelle costruttive sono sempre bene accette!

E per continuare la serie della musica che preferisco, in questo caso penso sia appropriata questa canzone di Elisa, la cantantautrice italiana che preferiasco per la sua eccletticità, duttilità di voce, senso delle canzoni anche se non sono una cima in inglese...e il suo essere se stessa, al di sopra delle mode del momento, questa canzone adoro persino cantarla...
Rock your soul

martedì 15 gennaio 2008

A proposito...


Questa è la prima lampada che ho realizzato, ovviamente questa è solo mia!
Mi piacciono molto gli effetti che col neriaje sono assolutamente casuali, anche se ho trovato il modo per ripeterne alcuni, in caso dovessi produrne in serie.

Detto questo parliamo un pò di me, tanto per cambiare!
Non sono egocentrica, no?
Non ci posso fare nulla se "Vengo dalla luna"e trovo interessante "La mia parte intollerante"
che mi rende rivoltante certa gente, "Che bella gente"!
Perchè l'amore per me è come un quadro di "Monet" ( canzone di Simone Cristicchi che non ho trovato su youtube), quindi "Ti regalerò una rosa".
Io vivo nell' "Italia di Piero", anche se non sono una "Studentessa universitaria" e se ti manca l'estate gurda questi "Ombrelloni"!

Questo è un lato che ancora non avevate visto, e non scandalizzatevi per le parolacce, non sono quelle a mio avviso a rendere una persona educata o meno, la maleducazione che io non tollero è tutt'altra cosa! E poi diciamolo, alcuni termini rendono meglio di altri! L'importante è non esagerare come in ogni cosa.

sabato 15 dicembre 2007

Scrivere...


Oggi cerco di scrivere ma niente non mi viene nulla di sensato. L’ispirazione è essenziale per ogni cosa che faccio. Tutto o niente in particolare mi può accendere, non saprei spiegare esattamente come avviene, capita e basta. Molto spesso quando sono in stanza da bagno
oppure tra le lenzuola del mio letto mentre sto per perdermi tra le braccia di Morfeo e subito balzo via a scrivere quello che mi sussurrava la mente.

E’ bello sentirsi ispirati ma quando non lo si è ci si sente vuoti, del resto l’ispirazione è come un attimo fuggente che va saputo saggiamente cogliere e sfruttare.

Avvolte scrivere è uno sfogo altre è un vero diletto, le dita scorrono sulla tastiera come impazzite, oppure è una penna che vibra in un pezzo di carta.

E' strano rileggere le prime poesie, mi viene in mente la mia insegnante quando spiegando un autore faceva la distinzione tra opere iniziali, la maturità… fa ridere ma è proprio così ci si accorge del tempo che passa dal differente modo di esprimersi. Ricordo che le prime poesie erano molto autoironiche, e naturalmente data l’età trattavano principalmente di amore e amicizia. Ora principalmente mi accorgo che mi viene più spontaneo scrivere delle prose brevi, anche se ogni tanto affiora qualche poesiola. Ma racconti non ne ho mai scritto non mi attira. In compenso per puro divertimento ho scritto qualche testo di canzone!

Da un anno scrivo, invece, la mia autobiografia, ma la parte più interessante è la prefazione. Il resto non appare interessante perché sfioro appena gli argomenti quasi se avessi il timore di entrare troppo nel profondo del mio essere e scoprirmi completamente, e io non lo faccio mai.

Forse perché troppo abituata a vivere con una corazza di protezione che più volte ha impedito alla cattiveria di arrivare la dove si è più vulnerabili. Ma ancora perché è più forte di me avere tutto sotto controllo e temo il contrario.

Non penso che mai lo pubblicherei, sarà più una sorta di memoriale per i miei figli, anche se firmerò con uno pseudonimo.

Alcuni cercano di spronarmi e invogliarmi a scrivere ma io so che questo non sarà mai la mia strada lavorativa, anche se il mio insegnante di lettere delle scuole dell’obbligo mi diceva sempre: se riuscissi a correggere i tuoi errori ortografici con la fantasia che ti ritrovi potresti diventare una scrittrice.

La fantasia so che non manca, ma la mia strada è un'altra. Scrivere mi diletta ma niente più.

Mi immagino fra qualche anno con dei figli intenta a produrre i miei prodotti nella tranquillità della mia casa, coinvolgendo anche loro se interessati come ad ogni attività della casa a cui gli abituerò gradualmente nel tempo, dal piegarsi gli indumenti, ad apparecchiare e sparecchiare la tavola, per renderli partecipi e responsabilizzarli contemporaneamente, nella speranza che acquisiscano l’importanza della collaborazione reciproca di ogni singolo componente della famiglia nella quotidianità.

Ecco questo è quello che spero, poi sarà quel che sarà!

mercoledì 12 dicembre 2007

Io diventare un politico? NO!!!

Oggi ho ricevuto la 4° proposta per entrare a far parte di un movimento politico con ruolo attivo...
La prima la ricevetti 4 anni fà al termine del corso di ceramica dopo che alcune persone hanno visto come gestisco le cose, ascolto e faccio ragionare le persone e soprattutto le metto al loro posto quando hanno atteggiamenti che mi fanno letteralmente innervosire!

Risposta mia: no!

Prima di tutto le idee di questo partito non arriverei a condividerle nemmeno in un'altra vita, e poi si può essere attivi in politica pur non dovendo necessariamente diventare un politico.
E se devo dirla tutta non ho voglia di complicarmi la vita, so perfettamente quali sono le mie priorità la mia famiglia presente e prossima, non sono minimanente attratta dalla carriera dai lustrini e eventi mondani; l'anonimato e la mia libertà non hanno prezzo!
Non ho intenzione di diventare ne moglie ne madre FANTASMA, di quelle troppo prese da loro stesse, che trascurano ciò che di più sacro e importante per me possa esistere, ne di quelle troppo stanche e stressate da lavori che comunque gli dannno un certo rilievo sociale da sfoggiare con le persone inutili come si fa quando si è appena comprato un abito.
Detesto la vita frenetica le ipocrisie e le vite preconfezionate su modelli che al "branco" possono attrarre.

Le altre tre proposte invece, a mio parere sono arrivate nella scia dell'onda di alcune cose di cui mi sto personalmente occupando in quanto parte della mia vita privata.

Ho anche io i miei sogni e so che devo aspettare solo il momento più consono sono solo rimandati a condizioni migliori anche se so esattamente come muovermi.
Del resto avendo studiato ragioneria amministrativa un idea di cosa sia il mercato, il marketing, la concorrenza, la compatitività, i canali distributivi , di costi e gestione di impresa penso di non essere a digiuno!
Quindi se attendo e tentenno ho i miei buoni motivi, ora ho cose più importanti da seguire personalmente!
Per cui anche se è lusinghiero sentirsi proporre delle "cariche di rilievo", sinceramente ne faccio a meno!

E ora me ne torno a colorare gli ultimi pensierini di natale, un portacellulare femminile e tre targhette di numero civico, il mercoledì ho deciso di dedicarlo alla ceramica!

sabato 24 novembre 2007

HO UN' INTOLLERANZA EPIDERMICA X SOPPRUSI E INGIUSTIZIE

Si è proprio così!
Ho un intolleranza epidermica, quando mi capita di vedere uno dei tanti sopprusi a cui quasi nessuno si oppone è il mio corpo che reagisce!
Non riesco a fare finta di niente a farmi i cavoli miei come alcuni potrebbero dire!
E' più forte di me non p0sso farci nulla!

Ma per rendervi al meglio l'idea vi racconto alcuni episodi concreti.

Un giorn0 andai ad accompagnare mia madre a fare una visita in un ospedale in cui non ero ancora andata. La prima cosa che facemmo è stata passare all'ufficio delle prenotazioni per verificare l'orario dell'appuntamento, le 11, e chiedere dove esattamente si trovasse l'ambulatorio.
Arrivati in ambulatorio con tanta gente che aspettava, tra le chiacchere ho sentito che c'era una persona che per fare la stessa visita di mamma veniva da parecchio lontano, e si augurava di essere visitato almeno entro le 12:30, se no per tornare a casa sua avrebbe dovuto aspettare la prossima macchina che sarebbe arrivata non prima delle 19.
Dopo la prima mezz'ora stufa e seccata dell'attesa ingiustificata, ma anche in pensiero per questo signore ho iniziato a bussare a tutte le porte ma non c'era nessuno, mi sono spostata dal reparto fino a che non ho incontrato un infermiera a cui ho raccontato la situazione e gentilissima ha chiamto nel reparto in cui probabilmente si doveva trovare il medico. Le chiamate e i solleciti grazie alla collaborazione di questa gentile infermiera sono stati parecchi. E parlando mi ha persino raccontato che il medico in questione era solito far attendere in base ai propri comodi i pazienti e che gli orari degli appuntamenti li aveva dati lui personalmente.
Vi racconto tutto questo per far capire bene a tutti la situazione.
Comunque dopo varie insistenze, il medico alle 12:30 si era finalmente degnato di "onorarci" della sua presenza, ma sciente delle lamentele che non sapeva fossero arrivate da una donna, si è presentato scortato da due infermieri.
La prima cosa che abbiamo fatto è stato fare entrare la persona che doveva riuscire a rientrare a casa sua in un orario decente, poi arrivò il turno di mia madre:
io inizia a lamentarmi e lui per zittirmi, secondo lui, mi ha fatto delle veloci scuse giustificandosi dicendo che le chiacchere avrebbero ritardato le visite!
Ma io non ero soddisfatta! Ho aspettato che visitasse mia madre facendo in modo che si tranquillizzasse e in più riprese a cui sono seguite varie scuse, ho detto quello che volevo dirgli:
se devo aspettare è mio diritto sapere il perchè e se si tratta di un urgenza sono la prima a capirlo, ma che mi si dia un appuntamento ad un ora e poi le visite inizino di molto più tardi non mi sta bene!
Risp del medico: ma guardi che prima delle 12:30 non posso iniziare le visite è sicura che l'orario sia giusto?
Io: si, più che certa è la prima cosa che ho verificato al terminale all'ingresso dell'ospedale, quando siamo arrivate.
Risp del medico: allora deve essere stata la mia infermiera.
Io: allora la prossima volta ne parlo con lei perchè non sopporto ne mi faccio prendere in giro da nessuno se lei non può visitare prima di una certa ora che gli appuntamenti e gli orari vengano dati a partire da quell'orario.
Risp medico: scommetto che non è fidanzata!
Io: si e anche felicemente da tanti anni e anche lui ha un carattere tosto!

Morale della favola per un attimo l'ho fatto scendere dal piedistallo dal quale si ergeva ma la cosa che più lo ha disturbato che a farlo sia stata proprio io una giovane donna!
Come stavamo andando via abbiamo ringraziato le infermiere che ci avevano aiutato a sollecitare sua maestà a compiere il lavoro per il quale è pagato da tutti noi, e loro hanno ringraziato me perchè nessuno lo aveva mai trattato così, dato che era ormai una sua abitudine!

Una volta invece mi sono innervosita perchè rientrando da un altro ospedale mia mamma mi ha raccontato che dopo aver chiesto gentilmente ad una caposala se per fare i prelievi poteva venire 5/10 minuti più tardi del solito per problemi, lei con fare maleducato e sgarbato le ha detto: no! Deve essere qui alle 7:00!
Secondo voi cosa è successo?
Bene il giorno a quell'orario ci siamo presentate insieme, lei era la prima ma per mia gioia ancora non avevano iniziato a fare i prelievi, Perchè? Ma perchè non erano riusciti a trasportare una cartella clilnica da due stanze più indietro!
Allora sono andata da una parte all'altra per capire chi non era riuscito a compiere un atto così complicato e difficile essendo già le 7,15 da impedire l'inizio di semplici prelievi.

Feci talmente tanto casino che arrivò il primario in persona!

Quando arrivò con fare superbo di chi vuole placara il mio animo giovane e impaziente, io gli dissi le seguenti paroline:
io non mi sto lamentando perchè non sono in grado di pazientare, ma perchè la sua caposala alla semplice richiesta di mia madre, di poter venire 5/10 minuti in ritardo per i prelievi a cui avrebbe potuto semplicemento rispondere con un no, si è rivolta a lei con fare sgarbato dicendo che doveva presentarsi alle 7:00, noi siamo arrivate esattemente a questo orario ma ora che sono le 7,15 mi chiedo come mai non si sia ancora iniziato a fare nemmeno un prelievo?

Conseguenza: la caposala ha iniziato a sorriderci e a diventare molto gentile, anzi dopo ha fatto persino accompagnare mia madre da un infermiere per farle fare la visita che avrebbe dovuto poi fare, prima!

Ma ci rendiamo conto! C'è tanta gente a spasso senza lavoro molto competente e questi che dovrebbero sentirsi fortunati, si credono chissà chi?
Ma nessuno gli ha spiegato che se loro lavorano devono solo ringraziare che ci siano dei pazienti!

E termino raccontandovi l'episodio in cui mi sono presa contemporaneamenta una soddisfazione e tolta un sassolino dalla scarpa che da troppo tempo mi dava fastidio.

Un giorno mia madre si reca al comune dove siamo residenti, io ho un conto in sospeso con loro anche se per lungo tempo gli ho lasciati credere che così non fosse, quindi questa è stata l'occasione per mandare loro un messaggio chiaro!

Al comune doveva fare un documento, poi mi chiama e mi informa che non glielo possono fare perchè l'assessore era impegnato, io le chiesi se era andata nei giorni e negli orari indicati fuori dall'ufficcio e mi rispose di si allora mi feci passare l'impiegato.

Io: vorrei sapere se fuori dall'ufficcio c'è un avviso in cui si comunica ai cittadini che oggi per problemi di non so quale natura il foglio in questione non può essere rilasciato
Impiegato: no.
Io: mia madre è invalida civile e già per questo non dovrebbe attendere nemmeno un attimo per avere il certificato, in più è cittadina italiana e residente e le tasse che paga servono proprio affinchè eraghiate i servizi, quindi se mia madre non torna a casa col documento perchè l'assessore è tropppo impegnato per fare una firma...
Impiegato: ma l'assessore sta lavorando non sta giocando...
Io: a me non importa minimamente cosa sta facendo l'assessore, se non lui o chi per lui dato che esiste una gerarchia e i sostituti, riferisca all'assessore che, nome e cognome mio scanditi appositamente per rimanere impressi, sto andando a denunciare il disservizio al comando di polizia con tanto di suo nome e congnome!
Impiegato: no non è il caso di riferirglielo...
Io: si invece glielo riferisca tranquillamente ci tengo, e sappia che lo faccio veramente, se dico una cosa le assicuro che la faccio!

Mia madre era imbarazzatissima, l'impiegato era contentissimo e gli ha stranamente fatto i complimenti per il mio carattere, dato che la discussione è avvenuta tramite telefonata, ha ricevuto le scuse dall'assessore ed è tornata a casa con ciò che era un suo diritto ottenere!

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